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SOLO IL TEMPO CI APPARTIENE ( Seneca, Epistulae ad Lucilium, 1 )

SOLO IL TEMPO CI APPARTIENE  ( Seneca, Epistulae ad Lucilium, 1 )  da  TRIA pag. 952 T8


Ita fac, mi Lucili: vindica te tibi, et tempus quod adhuc aut auferebatur aut subripiebatur aut excidebat collige et serva.

Persuade tibi hoc sic esse ut scribo: quaedam tempora eripiuntur nobis, quaedam subducuntur, quaedam effluunt. Turpissima tamen est iactura quae per neglegentiam fit. Et si volueris attendere, magna pars vitae elabitur male agentibus, maxima nihil agentibus, tota vita aliud agentibus. Quem mihi dabis qui aliquod pretium tempori ponat, qui diem aestimet, qui intellegat se cotidie mori? In hoc enim fallimur, quod mortem prospicimus: magna pars eius iam praeterit; quidquid aetatis retro est mors tenet. Fac ergo, mi Lucili, quod facere te scribis, omnes horas complectere; sic fiet ut minus ex crastino pendeas, si hodierno manum inieceris. Dum differtur vita transcurrit. Omnia, Lucili, aliena sunt, tempus tantum nostrum est; in huius rei unius fugacis ac lubricae possessionem natura nos misit, ex qua expellit quicumque vult. Et tanta stultitia mortalium est ut quae minima et vilissima sunt, certe reparabilia, imputari sibi cum impetravere patiantur, nemo se iudicet quicquam debere qui tempus accepit, cum interim hoc unum est quod ne gratus quidem potest reddere. Interrogabis fortasse quid ego faciam qui tibi ista praecipio. Fatebor ingenue: quod apud luxuriosum sed diligentem evenit, ratio mihi constat impensae. Non possum dicere nihil perdere, sed quid perdam et quare et quemadmodum dicam; causas paupertatis meae reddam. Sed evenit mihi quod plerisque non suo vitio ad inopiam redactis: omnes ignoscunt, nemo succurrit. Quid ergo est? non puto pauperem cui quantulumcumque superest sat est; tu tamen malo serves tua, et bono tempore incipies. Nam ut visum est maioribus nostris, 'sera parsimonia in fundo est'; non enim tantum minimum in imo sed pessimum remanet. Vale.

Fa così, mio Lucilio, rivendica te a te stesso, cogli e custodisci il tempo che ancora o ti veniva portato via o ti sfuggiva. Persuaditi che sia così come io scrivio:qualche volta ci vengono portati via, a volte ci vengono sottratti di nascosto, a volte scorrono via. Tuttavia la cosa più vergognosa di tutte è quella (la perdita di tempo) che avviene per negligenza. E se vuoi badare, la maggior parte della vita sfugge nel fare male (agendo nel male), nel non (agendo senza) fare niente, tutta la vita a fare altro. Chi mi indicherai che determini qualche prezzo del tempo, dia un valore al giorno, che sappia valutare i costumi quotidiano? In questo invece sbagliamo, poiché guardiamo la morte lontana da noi: la maggior parte (di quella) già sfugge; tutto il tempo (gli anni) dietro li tiene in pugno la morte. Dunque, o mio Lucilio, fa quello che (mi) scrivi di fare già, abbraccia tutte le ore; accada così che tu dipenda meno dal domani, se allungherai la mano sull'oggi mentre si rinvia, la vita se ne va., non lasciarti sfuggire un'ora sola, Se sarai padrone del presente, meno disperderai dall'avvenire. Tutto è di altri, o Lucilio solo il tempo ci appartiene (è nostro): la natura ci ha messi in possesso di questo solo bene, fuggevole e malsicuro e chiunque voglia può privarcene. È la stoltezza dei mortali è così tanta che tollerano che le cose minime e insignificanti, sicuramente compensabili, vengano loro addossate quando capitano, e invece nessuno che ricevette del tempo si reputa di dover qualcosa, quando invece quella è l'unica cosa che nemmeno una persona riconoscente può restituire.
Ti chiederai forse come mi comporti io che ti do questi consigli. Confesserò (te lo dirò) schiettamente: tengo il conto il conto delle mie spese da persona prodiga, ma attenta. Non posso affermare di non perdere niente, ma posso dire ciò che perdo e perché e come. Sono in grado di riferirti le ragioni della mia povertà. Purtroppo mi accade come alla maggior parte di quegli uomini caduti in miseria non per colpa loro: tutti li compatiscono, ma nessuno li soccorre (da loro una mano). E dunque? Non giudico povera una persona alla quale basta quel poco che le rimane; tuttavia è meglio che tu conservi tutti i tuoi beni e comincia a tempo utile. Perché, come è detto dai nostri vecchi "È troppo tardi essere sobri quando ormai si è al fondo". Non rimane infatti una parte più piccola nel fondo ma la peggiore. Stammi bene.

Analisi Proposizioni
fac - princ imperativo morale
vindica - princ
quod..auferebatur.. subripiebatur...excidebat - rel
collige..serva - princ
persuade - princ
esse - infinitiva
ut scribo - princ
eripiuntur - princ
subducuntur - princ
effluunt - princ
est - princ
quae..fit - rel
volueris - princ
elabitur - princ
quem..dabis - int diretta
qui..ponat - rel
qui..aestimet - rel
qui intellegat - rel
se..mori - infinit
(quem..mori è interrogativa retorica)
fallimur - princ
quod..prospicimus - causale
praeterit - princ
tenet - princ
fac - princ
facere - infin
quod..scribis - rel
complectere - princ imperativo
fiet - princ (apodosi)
ut..pendeas - finale
si..inieceris - protasi
dum differtur - temporale
transcurrit - princ
sunt - princ
est - princ
misit - princ
ex..expellit - rel
vult - princ
est - princ
quae..sunt - rel
patiantur - princ
iudicet - princ
quicquam..accepit - rel
est - princ
quod..potest - rel
reddere - infin
interrogabis - princ
faciam - int indir
qui..praecipio - rel
fatebor - princ
quod..evenit - rel
constat - princ
non possum - princ
dicere..perdere - infinitive
perdam - int indir
dicam - princ
reddam - princ
evenit - princ
ignoscunt - princ
succurrit - princ
est - int dirett
puto - princ
cui..superest sat est - rel
malo - princ
serves - finale
incipies - princ
ut visum est -
est - princ
remanet - princ


Figure retoriche
Stile: epigrammatico, brevitas, paratassi per asindeto, termini incisivi, diverso dal Carpe diem oraziano poiché ha un intento morale.
Te tibi, allitterazione
Aut auferebatur.. subripiebatur...excidebat, climax ascendente
Eripiuntur..effluunt, climax collegato ai tre verbi precedenti
Magna,maxima,tota , climax ascendente
Agentibus, ripetuto tre volte in anafora
Ponat..aestimat, verbi che riconducono alla metafora: tempo=denaro
Omnia..aliena sunt..nostrum est, antitesi ribadisce il concetto "Dum differetur..transcurrit"
Ratio..impensae metafora del tempo-denaro
Non puto.. pauperem, ellissi di eum


Contestualizzazione
Con questa esortazione si apre la raccolta delle Epistulae ad Lucilium. Potremmo vedervi la necessità individuale, un desiderio di ritiro, quando la fine dell'attività pubblica e l'approssimarsi della fine della vita stessa consigliavano a Seneca di mettere in pratica l'autàrkeia, che consisteva nel dominare se stessi e nel bastare a se stessi. Seneca vuol indicare che ogni cammino verso la sapienza deve iniziare con la riappropriazione di sé. Il primo passo per prendere il controllo di sé è assumere il controllo del proprio tempo. La lettera contiene delle puntualizzazioni di alcune nozioni come la iactura temporis (perdita di tempo). In queste lettere Seneca vuole evitare il tono trattatistico e vuole richiamare il carattere leggero della lettera. La novità sta nei contenuti cioè argomenti filosofici e principi di vita. Da un punto di vista stilistico è da rilevare il tono rassicurante e quasi affettuoso. Altro aspetto significativo è l'uso dei modelli analogici che rendono visibile l'astrazione del pensiero, inoltre abbiamo l'uso frequente delle sententiae che concentrano in poche parole ricchi principi filosofici

Difficile scontro con i Germani

Germani, colle exteriore occupato, non longius mille passibus a nostri munitionibus considunt. Ii in silvis equitatum tegunt: Postero die equitibus complent planitiem quae in longitudinem tria milia passuum patet.Praeterea hostes pedestres copias paulum ab eo loco abditas in locis superioribus constituerant. Dato signo, nostri equites circumdantur et tunc pedites proelium committunt. Acriter pugnantum est. Nostri magna virtuale sed gravi difficultate impetum sustinuerunt, denique vires refecerunt et, visis auxiliis supervenientibus, renovaverunt pugnam: ita victoria obtenta est. Saucii sed laeti denique in castra remeaverunt.

I Germani, occupato il colle più esterno, si fermano non più lontano di mille passi dalle nostre fortificazioni, trattengono la cavalleria nei boschi. Il giorno dopo fatta uscire la cavalleria dagli accampamenti, riempiono tutta quella pianura, che dicemmo estendersi per circa tre mila passi, e schierano le truppe di fanteria un poco distanti da quel luogo sui luoghi superiori nascosti. Dato il segnale, i nostri cavalieri erano circondati e allora i fanti iniziarono il combattimento. Si combattè strenuamente. I nostri con grande virtù ma con grave difficoltà sostennero l'impeto, e i fine rifocillarono le forze e, viste le truppe che giungevano, rinnovarono la battaglia: così fu ottenuta la vittoria. I Sauci infine lieti restarono nell'accampamento.

Nova Lexis 1 pagina 416 numero 13

Notizie per Cesare

Illo tempore a P. Crasso, quem cum legione una miserat ad Venetos, Unellos, Osismos, Coriosolitas, Essuvios, Aulercos, Redones, quae sunt maritimae civitates Oceanumque attingunt, certior factus est omnes eas civitates in dicionem potestatemque populi Romani redactas esse.

Nello stesso(a quel) tempo fu informato da P. Crasso che con una sola legione aveva mandato dai Veneti, Unelli, Osismi, Coriosoliti, Essuvi, Aulirci, Redoni, che sono popoli marittimi e raggiungono l’Oceano, che tutti quei popoli si erano arresi alla volontà ed al potere del popolo romano.

Nova Lexis 1 pagina 285 numero 7

De considii timore et errore

P.Considius,rei militaris peritus, in exercitu L. Sullae et postea in M.crassi fuerat: is cum exploratoribus praemittitur. Prima luce,cum summus mons a Labieno teneretur,Caesar ab hostium castris non longius mille et quingentis passibus abesset neque, ut postea ex captivis comperit , aut eius adventus aut Labieni congitus esset,Considius ad eum accurrit, dicit montem ab hostium teneri: id se Gallics armis atque insignibus cognovisse. Caesar suas copias in proximum collem subducit, aciem instruit.Labienus, ut erat ei praeceptum a Caesare, in montem ab suis teneri et Helvetios castra movisse et considium timore perterrium esse : eum quod non viderant, pro viso sibi renuntiavisse. Eo die consueto intervallo hostes sequitur et milia passuum tria ab eorum castris castra ponit

P. Considio, esperto di arte militare, era stato nell'esercito di Silla e poi in quello di Crasso: egli era mandato avanti con gli esploratori. All'alba, mentre Labieno occupava la cima del monte e Cesare stesso si trovava a meno di un miglio e mezzo dal campo nemico e, come si seppe in seguito da alcuni prigionieri, nessuno si era accorto della sua manovra né di quella di Labieno, sopraggiunge a briglia sciolta. Considio dicendo che il monte che Labieno doveva occupare era invece in mano nemica: aveva riconosciuto lui le armi e le insegne dei Galli. Cesare ritirò le sue truppe su un colle vicino e le schierò a battaglia. Labieno, che aveva ricevuto l'ordine di non attaccare finché non avesse visto le truppe di Cesare in prossimità dell'accampamento nemico, che in tal modo sarebbe stato assalito da due parti, dalla sua postazione attendeva i nostri senza muoversi. Soltanto a giorno inoltrato Cesare apprese dai ricognitori che il monte era occupato dai suoi e che Considio, preso dalla paura, gli aveva detto di aver visto ciò che invece non aveva visto affatto. Quel giorno Cesare seguì i nemici mantenendosi alla solita distanza e pose l'accampamento a tre miglia dal loro.

Nova Lexis 1 pagina 273 numero 11

Un episodio della guerra gallica cesare

Postridie eius diei Caesar praesidio utrisque castris quod satis esse visum est reliquit, alarios omnes in conspectu hostium pro castris minoribus constituit, quod minus multitudine militum legionariorum pro hostium numero valebat, ut ad speciem alariis uteretur; ipse triplici instructa acie usque ad castra hostium accessit. Tum demum necessario Germani suas copias castris eduxerunt generatimque constituerunt paribus intervallis, Harudes, Marcomanos, Tribocos, Vangiones, Nemetes, Sedusios, Suebos, omnemque aciem suam raedis et carris circumdederunt, ne qua spes in fuga relinqueretur. Eo mulieres imposuerunt, quae ad proelium proficiscentes milites passis manibus flentes implorabant ne se in servitutem Romanis traderent.

Il giorno successivo Cesare lasciò in entrambi gli accampamenti un presidio a suo parere sufficiente e dispiegò tutte le truppe degli alleati davanti all'accampamento minore, ben visibili, sfruttandole per ingannare il nemico, dato che i legionari erano inferiori ai Germani, dal punto di vista numerico; sistemato l'esercito su tre linee, avanzò fino all'accampamento dei nemici. Solo allora i Germani furono costretti a condurre fuori le loro truppe e si disposero secondo le varie tribù, a pari distanza le une dalle altre: gli Arudi, i Marcomanni, i Triboci, i Vangioni, i Nemeti, i Sedusi, gli Svevi. Tutto intorno collocarono carri e carriaggi, per togliere a chiunque la speranza di fuggire. Sui carri fecero salire le loro donne, che, mentre essi partivano per combattere, piangevano e con le mani protese li imploravano di non renderle schiave dei Romani.

Nova Lexis 1 pagina 245 numero 4

De gallorum dis

Deum maxime Mercurium colunt. Eius sunt plurima simulacra, eum omnium inventorem artium exsistimant, eum viarum atque itinerum ducem, eum ad quaestus pucuniae mercaturasque habere vim summam putant. Post Mercurium Apollinem et Martem et Iovem et Minervam colunt. De eis similem fare reliquis gentibus habent opinionem: nam censent Apollinem morbos depellere, Minervam operum atque artificiorum initia tradere, Iovem imperium caelestium tenere, Martem bella regere.

Degli dei principalmente venerano Mercurio; di lui ci sono numerosissime immagini, lo ritengono inventore di tutte le attività, protettore delle strade e dei viaggi, ritengono che egli abbia una assai grande influenza nei commerci e nei traffici; dopo questo venerano Apollo, Marte, Giove e Minerva. Intorno a questi hanno circa il medesimo concetto degli altri popoli: che Apollo scacci le malattie, Minerva presieda ai principi delle arti e delle malattie, Giove tenga il comando degli dei, Marte presieda alle guerre.

Nova Lexis 1 pagina 226 numero 12

Una pericolosa abitudine dei Galli

Est autem hoc gallicae consuetudinis, ut et viatores etiam invitos consistere cogant et qui qiusque de quaque re audierit aut cognoverit quaerant et mercatores in oppidis vulgus circumsistat quibusque ex regionibus veniant quasque ibi res cognoverint pronuntiare cogant. His rebus atque auditionibus permoti de summis saepe rebus consilia ineunt, quorum eos in vestigio paenitere neccesse est, cum incertis rumoribus serviant et plerique ad voluntatem eorum ficta respondeant

Cesare, che temeva la debolezza di carattere dei Galli, volubili nel prendere decisioni e per lo più desiderosi di rivolgimenti, stimò di non doversi assolutamente fidare di essi. I Galli, infatti, hanno la seguente abitudine: costringono, anche loro malgrado, i viandanti a fermarsi e si informano su ciò che ciascuno di essi ha saputo o sentito su qualsiasi argomento; nelle città, la gente attornia i mercanti e li obbliga a dire da dove provengano e che cosa lì abbiano saputo; poi, sulla scorta delle voci e delle notizie udite, spesso decidono su questioni della massima importanza e devono ben presto pentirsene, perché prestano fede a dicerie infondate, in quanto la maggior parte degli interpellati risponde cose non vere pur di compiacerli.

Nova Lexis 1 pagina 187 numero 196

PERSONAGGI DEL MITO

Inter procellarum furorem et scopulorum asperas insidias et gurgitum dolos, antiqui in mari videbant etiam Sirenas.Nam saepe blandae Sirenum voces audiebantur.Cum (quando) blanditiae Sirenum ad nautarum aures pervenerant, nautae remorum et rudentium (delle corde) laborem intermittebant, et naves veloces(veloci, nom. f. plu.) currebant sine gubernatorum cura.Sed Improvidi nautae ad rupes et ad taetram mortem a Sirenibus trahebantur.Nautarum mortuorum (morti, gen. m. plu.) ossa propter Sirenum insidias horrendam fraudem viatoribus monstrabant, sed dulces erant Sirenum voces et multi alii nautae in fraudem incidebant.A Sirenibus etiam animi debilium(deboli, gen. m plu.) sociorum Ulixis allecti sunt; tamen callidus Ithacensis (Di Itaca, nom. m. sing.) dux caros socios subripuit Sirenum fascinationi doloque.


"Tra il furore delle tempeste e le aspre insidie degli scogli e gli inganni dei vortici, gli antichi vedevano in mare anche le sirene.Infatti spesso si sentivano (venivano sentite) le voci piacevoli (carezzevoli)delle sirene.Quando le parole lusinghiere delle sirene arrivavano alle orecchie dei marinai, i marinai interrompevano il lavore dei remi e delle corde, e le navi velo ci correvano senza l'attenzione dei timonieri. Ma gli impavidi marinai erano trascinati alle rupi e ad una tetra morte dalle sirene. Le ossa dei marinai morti mostravano ai viandanti l'orrendo inganno presso le insidie delle sirene, ma le voci delle sirene erano dolci e molti altri marinai cadevano nell'inganno. Anche i deboli animi dei compagni di Ulisse furono attirati dalle sirene;infine l'abile comandante di itaca sottrasse i cari compagni dal fascino delle sirene e dall'inganno."

da nova lexis 1 A-D pagina 162 numero 15

PIRAMO E TISBE

Pyramo et Thisbae,alteri puero pulchro ,alteri formosae puellae,contigua domicilia erant;in hortis erat murus communis domiciliis et in eo rima aperiebatur ;eam soli Pyramus et Thisbe viderunt et per rimam puer cotidiana et occulta colloquia cum puella habebat.Eorum amicitia crescebat et Pyramus et Thisbe coniugium desiderabant,sed eorum familiae nuptiis obstabant.Itaque,nocte,Pyramus et Thisbe e domiciliis excesserunt et oppidi quoque tecta reliquerunt. In eorum domiciliis quaeritur,vocatur,fletur,sed frusta:adulescentuli non reperiunt amplius.
Thisbe velociter per taetras tenebras ad antiquum Nini tumulum prima pervenit et sub alta populo sedit. Ecce venit saeva laena et in unda vicini rivi multam aquam hauriebat;Thisbe laenam lunae radiis aspexit et in obscuram speluncam fugit,sed vestimentum invenit ,id laniavit et sanguine respersit.Interea Pyramus advenit,vestimentum cruentum vidit agnovitque certa vestigia beluae ;is magnopere exterruit ,quod de Thisbes vita desperabat ,et dixit : "Accipe nunc meum animum ;tu vitam amisisti,ego numquam vitam beatam habeo " et in gladium incubit.


Piramo e Tisbe, il primo un bel giovane, l'altra una graziosa fanciulla, abitavano in case vicine; nel giardino c'era un muro comune alle due case e in esso si apriva una fessura; Piramo e Tisbe soli la videro e il giovane, tutti i giorni, parlava di nascosto con la fanciulla attraverso la fessura. La loro amicizia cresceva e Piramo e Tisbe desideravano sposarsi, ma le loro famiglie ostacolavano le nozze. Dunque, di notte, Piramo e Tisbe uscirono dalle loro case e lasciarono anche la loro città. Nelle loro case ci si lamentava, si chiamava, si piangeva, ma invano: i giovani non si trovavano più. Tisbe velocemente giunse per prima attraverso le tenebre all'antica tomba di Nino e si sedette sotto un alto albero. Ecco che giunse una feroce leonessa, e cominciò a bere molta acqua dal fiume vicino; Tisbe vide la leonessa sotto i raggi della luna e fuggì in una grotta oscura, ma perse il velo, e la leonessa lo dilaniò e lo sporcò di sangue. Nel frattempo giunse Piramo, vide il velo sanguinante e riconobbe le orme della bestia; quello si spaventò molto perché disperava della vita di Tisbe , e disse: "Ricevi ora il mio animo; tu hai perso la vita, e io non avrò mai più una vita felice" e si accasciò sulla sua spada.

DA NOVA LEXIS 1 A-D PAGINA 151 NUMERO 2

HISTORIA SUPER LIBRIS SIBYLLINIS AC DE TARQUINIO SUPERBO

[0]
In antiquis annalibus memoria super libris Sibyllinis haec prodita est. Anicula hospita atque incognita ad Tarquinium Superbum venit et novem libros portavit; eos putabat divina oracula et vendere desiderabat. Tarquinius pretium quaesivit. Illa nimium atque immensum pretium poposcit; in regia aula ridebatur et strepebatur, de feminae insania dicebatur; Tarquinius quoque aniculam derisit. Tum illa foculum coram apponit, tres libros deurit et libris reliquis idem pretium petit. Sed tarquinius propter feminae postulatum multo magis risit et dixit: "Anicula,tu iam procul dubio deliras!" Femina ibidem stati tres alios libros exussit atque ipsum pretium denuo placide rogavit. Ille vultu iam serio atque attento animo feminae constantiam confidentiamque non contemnit et libros tres reliquos emit bihilo minore pretio. Sed ea tunc a Tarquinio discessit et postea numquam visa est. Libri tres in sacrarium conditi sunt et "Sibyllini" appellati; ad eos quasi ad oraculum quindecimviri veniunt, cum di publice consuluntur.

Negli antichi annali è rivelata la memoria ai libri Sibillini. Una vecchietta venne ospite a Tarquinio il Superbo e portò nove libri, li riteneva oracoli divini e desiderava venderli. Tarquinio chiese il corrispettivo valore. Quella pretese molto e immensamente il loro valore; nel cortile della reggia rideva e mormorava a proposito, la donna diceva in follia; Tarquinio derise la vecchietta allora quella pose un fuoco dinanzi a lui e bruciò tre libri ed ai libri rimanenti chiese lo stesso prezzo. Ma Tarquinio vicino alla richiesta della donna rise molto più e disse:”Vecchia tu ora deliri senza dubbio!” la donna nello stesso luogo con calma bruciò altri tre libri e chiese nuovamente con calma lo stesso prezzo. Quello con il volto serio e con l’animo fermo non sottovalutò la costanza e fiducia della donna che chiese dei tre libri rimanenti lo stesso prezzo. Ma ella allora si allontanò da Tarquinio e poi non venne mai più vista. I tre libri sono conservati nel sacrario e sono chiamati “Sibillini”; essi sono quasi un oracolo e i quindici viri arrivano quando sono di pubblica consultazione.

da nova lexis 1 A-D pagina 151 numero 1

LE TERME A ROMA

Inter alia multaque aedificia publica Romae fuerunt plurimae et celebratae thermae. As thermas multi,patricii et plebeii,conveniebant et ibi multa negotia etiam conficiebant.In thermis Romani incolaenom solum lavabantur sed etiam in ludis gymnicis se exercebant;praeterea in thermis cum amicis disputabatur. Thermis varia loca erant ;in frigidario frigida aqua perfundebatur,in calidario autem calida aqaua adhibebatur;in tepidario,denique,inter frigidum et calidum balineum brevider consistebatur.Saepe in thermis Romani antiqui etiam natatorias et palaestras inveniebant.Antiquae thermae modestae et pervae fuerunt;post augustum Romanis sumptuosao,amplae et exquisitae thermae fuerunt; inter alias thermas magnificae et clarae fuerunt augustanae,quas Caracalla aedificavit apud Aventinum.

Tra gli altri e molti edifici pubblici a roma vi furono molte e celebrate terme. Molti, patrizi e plebei, venivano alle terme e qui sbrigavano molti affari. Nelle terme i romani non si lavavano solamente ma anche si esercitavano negli esercizi ginnici, inoltre discutevano con gli amici nelle terme. Nelle terme vi erano vari luoghi: nel frigidario scorreva l 'acqua fredda, nel calidario invece scorreva l'acqua calda, nel tiepidario, infine, si restava brevemente tra il freddo e il caldo. Spesso nelle terme i romani antichi anche trovavano palestre e natatorias. Le antiche terme furono piccole e modeste , dopo Augusto ai romani furono terme lussuose, amplie e belle, tra le altre terme furono magnifiche e famose quelle augustane, che costruì Caracallo presso l'aventino.

da nova lexis 1 A-D pagina 150 numero 11

I CENTAURI

[0]
Dexameno pulchra filia erat; puellae nomen fuit Deianira. Hercules, cum in hospitum ad Dexamenum regem venit eiusque filiam Deianiram devirginavit, suam sponsam facere promisit; post Herculis discessum Eurytion centaurus, Ixionis et Nubis filius, petit Deianiram sponsam. Dexamenus centauri violentiam et ei filiam sponsam dedit. Ad nuptias centaurus cum fratribus suis venit. Hercules intervenit et centaurum interfecit, suam speratam abduxit. Item aliis in nuptiis, cum Pirithus Hippodamiam Adrasti filiam sponsam duxit, vino pleni centauri rapere feminas Lapithis desiderabant; eos centauri interfecerunt, ab ipsis necati sunt.

Dessameno aveva una bella figlia; il nome della fanciulla fu Deianira. Ercole, quando venì come ospite dal re Dessameno e deflorò sua figlia Deianira , promise di sposarla; il centauro Eurizione, figlio di Issone e Nuvola, dopo la partenza di Ercole, chiede in sposa Deianira. Dessameno temeva la violenza del centauro e a lui diede in sposa la figlia. Alle nozze venne il centauro con i suoi fratelli. Ercole intervenne e uccise il centauro, trascinò via la sua fidanzata. Così in altre nozze, quando Piritoo diede in sposa la figlia Ippodamia ad Adrasto, i centauri pieni di vino desideravano portare via la donna a Lapita; distrussero i centauri, da quegli stessi vennero uccisi.

da nova lexis 1 A-D pagina 149 numero 10

DE SERVORUM VITA

Apud antiquos Romanos in familia servorum vita misera et ardua erat; eorum vita ex arbitrio domini pendebat et servo varia officia tribuebantur. Romani autem cotidianam cum servis vitam ignominiosam putabant. Seneca tamen, clarus philosophus, ita scripsit: "Servi sunt, immo viri et etiam amici nobis! Tu igitur, domine, humane tuos servos tracta!" Romani magnum numerum servorum habuerunt; nam propter secunda balla plurimi captivi Romam ducti sunt et servi adhibebantur. Saepe doctis servis liberorum disciplina tribuebantur et multi domini cum suis servis cenabant. Fortuito, aliquando, ei ob merita et erga dominos beneficia liberabantur.

Presso gli antichi Romani nelle famiglie dei servi la vita era misera e difficile, la loro vita dipendeva dalle scelte del padrone e dagli incarichi diversi che erano affidati al servo. I Romani tuttavia reputavano la vita quotidiana con i sevi ignobile. Seneca invece, famoso filosofo, così scrisse: " I servi sono, addirittura uomini e nostri amici! Tu dunque, o signore, tratta bene i tuoi servi!" I Romani hanno un gran numero di servi; infatti a causa della favorevole molti sono condotti a roma come prigionieri e sono usati come servi. Spesso la disciplina dei figli è affidata a servi dotti e molti signori cenavano con i loro servi. Casualmente, a volte, per il loro meriti e le opere erano liberati.

Nova lexis 1 A-D pag 145 numero 11

DUE EPITAFFI

INIZIO = Hospes, quod dico paulum est, asta ac pellege . Hic est sepulcrum...


FINE= ...Iniuriam feci nulli officia feci multis. Bene vive propera hic venies.




Passante, quel che dico è poco; fermati e leggi.
Qui c'è il sepolcro non bello di una bella donna.
I suo genitori la cchiamano Claudia.
Ella amò suo marito con tutto il suo cuore.
Ebbe due figli: di questi uno
Lo lascia sulla terra, l'altro lo pone sotto terra.
(Claudia era) di parola arguta e di portamento distinto.
Custodì la sua casa, filò la lana. Ho detto (tutto). (...)

nova lexis 1 A-D Pagina 137 Numero 2

UNA FAMOSA IMPRESA DI ALESSANDRO

Supervenerunt deinde Athenarum legati et sic ab Alexandro petiverunt : " Athenis redde captivos pugnae apud Granicum fluvium ".Alexander respondit: "Ceteros captivos restituam Graciae post Persicum bellum".
Quia Dareus nondum Euphratem fluvium superverat ,Alexander undique totas copias contrahit et per Phrygiam ducit;pervenit ad claram quondam Midae regiam Oppidum appellabatur Gordium .
Alexander oppidum cepit et in Iovis templum intravit.
Vehiculum mirium aspexit:in vehiculo erat iugum multis cum nodis.Incolae Alexandro oraculi responsum manifestum faciebant: "inexplicabile vinculum solve et Asiam capies".Circa Alexandrum erat et Phygum turba et Macedonum.
Alexander nequaquam diu in nodis elaboravit,sed gladio lora rupit et oraculi responsum vel elusit vel implevit.


Arrivarono quindi gli ambasciatori Ateniesi e chieserò questo ad Alessandro: "Restituisci ad Atene i prigionieri di guerra sul fiume Granico". Alessandro rispose: "Restituerò i rimanenti prigionieri alla Grecia dopo la guerra contro la Persia". Poiché Dario non aveva ancora superato il fiume Eufrate, Alessandro tutte le truppe provenienti da ogni dove e le condusse attraverso la Frigia; arrivò quindi alla famosa reggia di Mida: la città si chiamava Gordio. Alessandro conquistò la città ed entrò nel tempio di Giove.
Vide poi uno strano carro: nel carro c'era un giogo con molti nodi. Gli oracoli della città resero chiaro ad Alessandro questo responso: "Sciogli il nodo inscioglibile e conquisterai l'Asia". Intorno ad Alessandro c'erano le masse Frige e Macedoni. Alessandro non si impegnò a lungo con il nodo, ma con la spada le cighie così allo stesso tempo evitò e soddisfece il responso dell'oracolo.

nova lexis 1 A-D PAGINA 137 numero 1

AGESILAO CONTRO GLI ATENIESI

Post hoc proelium collectum totum bellum est circa Corinthum ideoque Corinthium est appellatum. Hic una pugna plurimi Athenarum Beotiorumque armati propter Agesilai peritiam ceciderunt et copiae adversariorum debilitatae apparebant; Agesilaus non insolentiam propter victoriae gloriam ostendit, sed Graeciae fortunam deploravit, quod multi validi et strenui viri adversariorum vitio victi erant atque conciderant: namquemultae Graecae copiae deletae erant neque a Graecia supplicium Persiae datum erant. Idem Agesilaus adversarios intra oppidi muros compulerat, sed Corinthum non oppugnavit, quoniam hoc factum flagitiosum putavit: Agesilaus cum suis copiis, enim, ad officium reos redigere debebat, non oppida sumptuosa expugnare Graeciae.

Dopo questo combattimento è unita guerra vicino a corinto e così è chiamata di Corinto. In questa battaglia molti uomini armati degli ateniesi e beozi caddero per la perizia di Agesilao e le truppe degli avversari sempravano debilitare. Agesilao non mostrò insolenza per la gloria della vittoria, ma deplorò la fortuna della grecia, per il fatto che molti validi e valorosi degli avversari erano stati vinti ed erano caduti: infatti molte truppe della grecia erano state distrutte e non era stato dato dalla grecia il supplizio della persia. Lo stesso Agesilao aveva cacciato i nemici entro le mura della città ma non assediò Corinto poichè ritenne questo fatto indegno. Agesilao con le sue truppe infatti doveva redigere i colpevoli al proprio dovere, non espugnare le ricche città della Grecia.

Nova Lexis 1 A-D Pagina 136 Numero 10

Il dio del mare

Neptunus, Saturni et Rheae filius, traditus est deusm dominasque universorum Oceanorum, qui ventis ac procellis imperabat et universarum aquarum imperium cum Aeolo, ventorum dominio, et nymphis dividebat; Neptuni concha ab equis marinis transportabantur:ea per undas celeriter trahebatur. Equi feros oculos atque iubas caeruleas habebant,at a Neptuno semper Habenis firme ducti sunt. Deus nautis saepe apparebat: nautae, senper viventes in pelagi periculis, multis hostiis benevolentiam Neptuni rogabant: etiam sacra templa ei dicata sunt et plerumque in insularum oris aedificata sunt, ubi nautae deum patronum vitae suae orabant. Neptuno sacru erant equus et delphinus et inter plantas pinus.

Nettuno, figlio di Saturno e Rea, si dice che fosse il re e il signore di tutti gli oceani, che governava sui venti e le tempeste e divideva il dominio di tutte le acque con Eolo, signore dei venti, e con le ninfe; la conchiglia di Nettuno era trasportata da cavalli marini : quella era trasportata velocemente attraverso le onde. I cavalli avevano occhi feroci e criniere cerulee, e venivano sempre condotti con fierezza con le briglie da Nettuno. Il dio spesso appariva ai marinai: i marinai che sempre vivevano in pericolo nel mare, chiedevano a causa delle molte vittime la benevolenza di Nettuno: gli vennero dedicati infatti diversi templi e gli venne dedicata anche un'isola dove i marinai pregavano il patrono della loro vita. A Nettuno erano sacri il cavallo, il delfino e tra le piante il pino.

Nova Lexis 1 A-D Pagina 135 Numero 9

UN ' INTERROGAZIONE DI LATINO

Hodie grammaticae magister de vocabulorum declinatione discipulos interrogabit: "Publi, ad mea interrogata responde: Quae sunt casuum vocabula?" "Casuum vocabula sunt: nominativus, genetivus, dativus, accusativus, vocativus, ablativus." "Verbum magistrum in casus declina!" "Verbum magister sic declinatur: nominativo magister, genetio magistri, dativo magistro, accusativo magistrum, ablativo magistro; pluraliter nominativo magistri, genitivo magistrorum, dativo magistris, accusativo magistros, vocativo magistri, ablativo magistris." "Marce, Publius unum casum praetermisit: condiscipulum tuum corrige!" "Publius vocativum praetermisit; singolariter magister vocativo magister declinatur." "Marce, Musam, vocabulum feminum, declina!" "Verbum Musa sic declinatur: nominativo Musa, genetivo Musae, dativo Musae, accusativo Musam, vocativo Musa, ablativo Musa; pluraliter nominativo Musae, genetivo Musarum, dativo Musis, accusativo Musas, vocativo Musae, ablativo Musis." "Discipuli, bene respondistis, sed Latinae linguae studiis operam date et antiquos poetas legite.

Oggi il maestro di grammatica interrogherà gli alunni di parole sulla declinazione: "Publio, rispondi alle mie domande: quali sono le parole dei casi?" "Le parole dei casi sono nominativo, genitivo, dativo, accusativo, vocativo, ablativo " "Declina nei casi la parola maestro! " "La parola maestro è così declinata: al nominativo maestro, al genitivo del maestro, dativo al maestro, all'accusativo il maestro, all'ablativo con il maestro. Nominativo plurale Maestri, al genitivo dei maestri, al dativo ai maestri, all'accusativo i maestri, al vocativo o maestri, all'ablativo con i maestri." "O Marco, Publio ne ha tralasciato uno solo: correggi il tuo compagno di scuola!" "Publio ha tralasciato il vocativo: il singolare maestro al vocativo è declinato o maestro." "O Marco, declina la parola femminile, Musa! " "La parola Musa si declina così: al nominativo la musa, al genitivo della Musa, al dativo alla Musa, all'accusativo la Musa, al vocativo o Musa, all'ablativo con la Musa; al nominativo plurale le Muse, al genitivo delle Muse, al dativo alle Muse, all'accusativo le Muse, al vocativo o Muse, all'ablativo con le Muse" "O alunni, avete risposto bene, ma datevi da fare con gli studi della lingua latina e leggete gli antichi poeti."

NOVA LEXIS 1 A-D Pagina 129 Numero 9

UN PADRE DA CONSIGLI SUL MESTIERE DA INTRAPRENDERE

Scribarum vitam quondam filiis suis antiquus laudabat: "Scriba sum: vos quoque, pueri, scribae eritis. Beati sine dubio eritis: agricolae enima aut nautae aut poeate aut athletae tam beati quam collegae nostri certe non sunt neque erunt. Nam aridam humum arant agricolae nec semper poma legunt autumno, quod multis pluviis fluvii agros interdum inundant. Magnam praeterea frumeti copiam agricolae domino semper dare debent: itaque non semper i pulchrarum ficorum umbra otio gaudent, sicut a multis poetis scriptum est. Nautae ad longinquam Aegyptum aut Asiam navigare saepe debent inter undas et procellas magnas; interdum etiam cum saevis piratis pugnare debent. Athletae numquam otium habent. Clari poetae multas lauros habet semperque habebunt, sed cibus non datur lauris. Pueri, scribae este: domini vestri negotia curabitis et pecuniam magnam semper habebitis.

Un uomo antico lodava ai suoi figli la vita degli scriba: sono uno scriba, voi, anche, o figli, sarete scriba. Sarete senza dubbio felici: infatti i contadini, i marinai, i poeti, gli atleti non sono nè saranno felici tanto quanto i nostri colleghi. Infatti i contadini arano il campo arido nè sempre in autunno raccolgono i frutti, perchè inondano con molte piogge i campi. I condani devono sempre dare al padrone una grande quantità di frumento: e così non sempre gioiscono nell'ozio per l'ombra di bei fichi, come da molti poeti viene è scritto. I marinai spesso devono navigare verso il lontano egitto o asia tra le onde e grandi tempeste, ogni tanto anche devono combattere con i feroci pirati. Gli atleti non hanno mai ozio. I famosi poeti hanno molti allori e sempre li avranno, ma il cibo non è dato dall'alloro. O fanciulli, siate scribi: curerete gli affari del vostro padrone e avrete sempre grande denaro.

Nova Lexis 1 A-D Pagina 128 Numero 8

ALTRE IMPRESE DI AGESILAO

Hic cum iam in animo habebat discendere in persas, ab ephoris Agesilao nuntius missus est, quoniam bellum athenienses et Boeotii indixerant Lacedaemoniis: Agesilaus magnam fiduciam de belli fortuna habebat, quia validis strenuisque copiis imperabat, sed magna molestiam ostendit et ephorum iussis oboedivit. Agesilaus opulento regno praeposuit bonam famam et institutis patriae paruit. Postquam per Hellespontum copias traiecit, ei Athenienses et Boeotii et alii eorum socii apud Coroneam obstiterunt; Agesilaus aspero proelio totas Athenarum et Boeotiorum copias vicit. Plerique ex fuga se in templum Minervae coniecerant, tamen Agesilaus iram suam frenavit et eos conservavit, quia non solum in Graecia templa deorum sancta habuit, sed etiam adup barbaros pio cum animo simulacra arasque conservavit.

Questo mentre aveva in animo di partire contro i Persiani, fu mandato dagli efori un messaggio a Agesilao, poichè sia gli Ateniesi che i Beoti avevano proclamato guerra agli Spartani. Agesilao aveva grande fiducia sull'esito della guerra, poichè comandava truppe valorose e valide, ma mostrò grande modestia e ubbidì all'ordine degli efori. Agesilao antepose ad un ricchissimo regno la buona fama e obbedì alle istituzioni della patria. Dopo che trasportò le truppe attraverso l'Ellesponto, gli Ateniesi e i Beoti e altri loro alleati lo bloccarono presso Coronea, Agesilao vinse con un aspro combattimento tutte le truppe degli Ateniesi e dei Beoti. Molti fuggiaschi si rifugiarono nel tempio di Minerva, tuttavia Agesilao frenò la sua ira e li salvò, poichè non solo in Grecia i templi degli dei sono sacri, ma conservò anche con animo pio le statue e gli altari presso i barbari.

Nova Lexis 1 A-D Pagina 120 Numero 2